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L'arch. Paolo Campanelli, in Flagella in terra laboris… contra Ceperanum… Storia ed evoluzione urbanistica della città fondata da Federico II di Svevia, Vecchierelli Editore - 1994, ha scritto: << ...Fra i centri di minore valenza annotiamo il piccolo insediamento di Strangolagallum, posto lungo la destra del Liri, su una delle numerose colline che caratterizzano la morfologia del territorio, distante circa due chilometri dalla sponda del fiume. L'analisi del suo tessuto edilizio ci consente di isolare tre successivi interventi urbanistici, riferibili tutti ad attività coeva alla dominazione Sveva nel Regno di Sicilia. Questa ipotesi è confortata da uno studio effettuato dall'istituto di storia medievale della facoltà di lettere di Roma, secondo il quale i corpi di fabbrica del versante occidentale sarebbero stati realizzati durante l'attività edilizia successiva al 1252, anno in cui la città fu ricostruita dopo essere stata distrutta dal Corrado IV Hohenstaufen. L'identificazione della successione degli interventi di epoca medievale, attuati su un piccolo insediamento sito, almeno in apparenza, in posizione del tutto indifferente alle strategie localizzative medievali, sia civili che militari, ha costituito una valida motivazione per tentare la lettura dei documenti urbanistici in modo tale da giungere ad individuare le leggi istitutive delle tre composizioni: operazione indispensabile per inserire ciascuna di esse in una precisa fase dell'evoluzione del territorio. Nel caso specifico, tale indagine risulta quanto mai difficoltosa in quanto, stranamente, gli interventi urbanistici (che generalmente si inseriscono in un preciso contesto storico ambientale), non sembrano aver lasciato tracce nelle fonti letterarie e nella configurazione finale dell'insediamento.
Che cosa era accaduto su quel piccolo colle? Perché
Corrado IV si era accanito contro un centro abitato indifeso, oltre i
confini del regno di Sicilia? Per rispondere a queste domande è
indispensabile effettuare un’ accurata ricostruzione degli eventi in cui
un quadro storico sufficientemente ampio da consentire la più stretta
correlazione fra i singoli avvenimenti e la successione degli interventi
urbanistici. La classificazione di questi ultimi nell'area tipologica
medievale, relativamente agli impianti di colonia, non sembra avere
alternative. Molto difficoltoso appare l'accertamento dei motivi delle
pseudoevoluzioni,
Sinteticamente possiamo leggere la seguente successione: 1. Lottizzazione a direttrice lineare, costituita presumibilmente da dieci lotti disposti simmetricamente su un sistema di percorsi corto con ali all'asse principale, con resti di strutture innalzate sul versante settentrionale. 2. Tipologie edilizie realizzate sul versante meridionale, appartenenti a un impianto urbanistico di forma ovale, avente lo stesso asse maggiore della composizione precedente. 3. Intasamento delle aree interposte fra i due versanti con "insule" non collaboranti con gli impianti precedenti, ma eseguite su precisi allineamenti parzialmente rispettati. Oltre questi interventi si possono leggere, a stento, organismi fortemente traumatizzati, la cui prima natura non è facilmente individuabile; tra questi si inserisce un edificio specialistico, rappresentato dalla settecentesca chiesa di San Michele Arcangelo, di cui salta all'occhio, oltre al "fuori scala", anche la particolarità di un lato della navata posto su una altissima sostruzione innalzata lungo il perimetro del centro storico. L'insieme delle strutture descritte non ha subito, fino agli inizi dell'800, aggiunte importanti; successivamente, però, si è avuto un rapido intasamento delle aree libere e la quasi completa saturazione degli spazi disponibili, come si può dedurre dall'analisi comparativa delle mappe catastali. Quest'ultima fase si è svolta senza compromettere seriamente le strutture medievali che, a parte le frequenti superfetazioni, peraltro perfettamente leggibili nel contesto urbanistico. Le origini di questo insediamento si possono far risalire all'epoca repubblicana, sia per i reperti archeologici, in verità piuttosto scarsi e modesti, sia per il rinvenimento di frammenti di vasi a vernice nera nelle giardino corrispondente all’area dello Lotto VIII (cfr. Tav. n° 9); per cui si suppone che il primo nucleo abitato appartenga alla fase storica è connessa con l'istituzione del Fragellanum, la circoscrizione amministrativa creata, dopo la distruzione della colonia romana di Fregelle, per gestire i diversi nuclei abitativi e impropri e nei quali si erano organizzati gli ex abitanti della colonia sul Liri. La prima citazione di questo insediamento è rintracciabile in un documento del 1097, nel quale vengono elencati i possedimenti che la Santa Sede incluse nella nuova configurazione della diocesi di Veroli. Il nome compare, in seguito, negli atti che narrano la complicata disputa fra i d'Aquino e la Chiesa, la quale, dopo aver fatto l'errore di convalidare a questa famiglia l'acquisizione di Monte San Giovanni e di Strangolagalli con lo la permuta di alcuni terreni in Sabina, cercò in tutti i modi di rientrarne in possesso, continuando a considerarli proprietà inalienabile. Una citazione importantissima è quella con cui l'Ughelli ci dà notizia della ricostruzione della città, precedentemente incendiata dagli invasori di Campagna, senza altri riferimenti alle circostanze nelle quali si verificò l'avvenimento, ad eccezione della data:1252. Lo storico verolano Giovardi aggiunse, non si sà con quale attendibilità, i particolari della vicenda:... "tra tanti luoghi che subirono l'ultimo eccidio, fu solo questo paese ad essere distrutto completamente dal fuoco; cosicché solo quei cittadini riuscirono a liberarsi dalla spada e dal fuoco che, privati della patria e dei beni, nascoste tane di belve, riuscirono a salvare la vita ". La scarne documentazione raccolta non ci consente certamente di tracciare, neanche per sommi capi, una storia di questo insediamento, né ci aiuta la straordinaria storia raccontata dal Vitagliano, molto ricca di fatti che purtroppo non trovano sicuri riscontri obiettivi. Più per curiosità che per altro siamo andati sulla strada insidiosa della ricerca dell'origine del nome, anche se qualcosa, alla fine, si è potuto aggiungere alle notizie in nostro possesso. La ricerca dell’etimologia del nome ha dato luogo, in verità, alle più fantastiche congetture, generalmente centrate sull'immagine del gallo, forse per il fatto che, nel Medioevo, sulle torri e sulle cupole delle chiese si innalzavano delle aste con la sagoma in ferro di un gallo, o di un angelo, per ricordare agli abitanti il dovere della vigilanza e della custodia delle città. Alla fine, comunque, continua a restare sconosciuto il nome originale di questo oppidum "quod dicitur Strangulagallo vulgo..." in un documento del 1112. La propensione a considerarlo un relitto della dominazione longobarda è sostenuta dalla constatazione che, durante la conquista dei territori della Media Valle del Liri, da parte di Gisulfo I, intorno alla fine del VII secolo, furono istituite numerose arimannie; è possibile, quindi, che questo insediamento abbia fatto parte dei territori del ducato che sappiamo essere stati riconquistati da papa Giovanni VII, nel 702. E' ipotizzabile anche un lungo periodo di abbandono causato dalle invasioni dei saraceni che, a quanto pare, utilizzavano spesso il corso del Liri per spingersi verso la Campagna. Comunque la logica insediativa di questo centro non sembra essere dettata da criteri militari, in quanto la posizione sul territorio non rivestiva alcun carattere strategico particolare, essendo leggermente arretrata rispetto al corso del Liri e lontana dalle più importanti vie di comunicazione. Nelle bolle dell’ XI secolo l'insediamento veniva indicato come castrum cum ecclesiis suis, ma non apparteneva, come vedremo, alla tipologia dei castra della prima generazione, nè aveva chiese al di fuori di quella cappella dedicata all’Angelo guerriero, caro ai longobardi, della quale abbiamo notizia in un documento del 1165. Faceva parte di un programma della Santa Sede diretto alla riorganizzazione e al potenziamento del territorio della diocesi di Veroli, ma, a causa delle estenuante disputa con i d'Aquino, nei primi decenni del XIII secolo, era ancora nelle stesse condizioni in cui forse l'avevano lasciato i longobardi. Le frammentarie notizie raccolte si inseriscono, come vedremo, in una complessa vicenda che è possibile ricostruire corredando documenti letterari e vicende storiche con i dati provenienti dalla lettura dei codici dell'architettura e dell'urbanistica....>> ******************************************************** |
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