Ferragosto dell'Assunta

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          Il 15 agosto si festeggia nel paese di Strangolagalli l'assunzione della Beata Vergina  Maria. Nel cuore del mese di agosto, per molti tempo di riposo e ferie estive, la liturgia celebra con solennità l’Assunzione della Vergine in Cielo. E’ un giorno, questo, di speranza e di luce, perché a tutti gli uomini, pellegrini sulla terra, viene fatto intravedere, in Maria, "il destino di gloria" che li attende. Il giorno seguente festeggiamenti in onore di San Rocco.

          Carissimi Fratelli e Sorelle, per quanto oscure possano essere le ombre che talora si addensano all’orizzonte, e incomprensibili risultino taluni eventi della vicenda umana, non perdiamo mai la fiducia e la pace. La festa dell'Assunta ci invita affidarci all’Immacolata che dall’Alto, come fulgida stella, ci orienta nel quotidiano cammino dell’esistenza terrena.
La Vergine infatti, innalzata alla Gerusalemme del cielo, "continua la sua opera accanto al Re della gloria, come nostra avvocata e ministra di salvezza" (Prefazio Messa Maria Vergine della Mercede). Maria aiuta a comprendere che solo nel suo divin Figlio può trovare pieno senso e valore la nostra vita. Alimenta così in noi "la speranza della meta escatologica", verso cui siamo "incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia" (Lett. ap. Rosarium Virginis Mariae, 23).
          Vergine Madre di Cristo, veglia sulla Chiesa! Fa’ che un giorno anche noi possiamo condividere la tua stessa gloria in Paradiso, dove "oggi sei stata assunta sopra i cori degli Angeli e trionfi con Cristo in eterno" (Ant. d’inizio della Messa vespertina nella vigilia).

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA - GIOVANNI PAOLO II  - ANGELUS
Castel Gandolfo  -  Venerdì, 15 agosto 2003

          Le ferie d’agosto sono diventate così generali e mettono in movimento tanta gente in cerca di ristoro e di svago da costituire un avvenimento sociale, a cui tutti pacificamente e lietamente cercano di uniformarsi. Il fatto delle ferie estive, che ha il suo momento culminante in questa bella e calda giornata, ci presenta il quadro del mondo stanco delle sue consuete e spesso febbrili occupazioni e desideroso di un’ora, che abbia ragione di premio, di liberazione, di godimento, di felicità rispetto al regime ordinario di occupazione metodica, organizzata, talora pesante e forzata del nostro lavoro moderno...
          A tutti un pensiero, che la preghiera dell’Angelus e la festa dell’Assunta rendono spontaneo, vogliamo richiamare, e cioè lo scopo superiore e finale della vita: dove questa nostra vita trova la sua vera e piena espressione? La vacanza odierna ci dice che tutto quello che facciamo ed abbiamo ha ragione di mezzo, non di fine. Sembra che tutti i giorni faticosi dell’anno siano rivolti a questo giorno finalmente tranquillo e goduto; ma sappiamo che anche il momento di meritato sollievo e di onesto svago è buono, è sacro, se è ordinato ad altro che non a se stesso; se non è ozioso vile e pesante, se non è piacere disordinato che arresta il cammino dello spirito. Lo spirito è rivolto ad uno stato di vita, che trascende quello del nostro presente cammino, a quell’al di là, a quel Paradiso, sulle soglie del quale la Madonna Assunta in cielo, di cui oggi celebriamo la bellissima festa, come al sommo della scala, ci appare e ci attende.

PAOLO VI - ANGELUS  -  Festività dell’ Assunta  -  Giovedì 15 agosto 1963

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Statua di S.Rocco nella chiesa di Strangolagalli

       La straordinaria diffusione del culto di San Rocco in Europa, a partire dal secolo XV, è legata alla protezione del Santo pellegrino contro il terribile flagello della peste.
Alla devozione popolare verso questo Santo, fanno riscontro una incerta cronologia e un profilo biografico, corredati da elementi leggendari. Un dato certo pare il luogo di origine: Montpellier, in Francia, e l'epoca, il secolo XIV. Secondo il suo primo biografo, che scrive dopo il 1430, Rocco, rimasto orfano in giovane età, dopo aver distribuito tutti i suoi beni tra i poveri della città, partì in pellegrinaggio verso Roma. Ad Acquapendente, si imbatté nel tragico spettacolo di desolazione prodotto dalla peste. Umana prudenza avrebbe consigliato di girare al largo, ma il buon samaritano antepose la carità a ogni altra considerazione, offrendosi volontario all'assistenza degli appestati nel locale lazzaretto, dove operò le prime guarigioni miracolose.
Non riprese la via diritta per Roma, ma andò zigzagando per l'Italia centrale seguendo l'itinerario suggerito dalle indicazioni stradali, se pur cerano, ma dalla sua coraggiosa fattiva carità. Dove s'accendeva un focolaio di pestilenza ,Rocco vi si dirigeva. Fu così a Cesena e poi a Roma, dove richiede la salute, tra gli altri, a un cardinale, che poi lo presentò al papa. Anche a Roma i suoi itinerari erano quelli delle opere di misericordia. Risalì quindi la penisola passando per Rimini, Novara e Piacenza.A Piacenza fu contagiato dal morbo. Il ripugnante bubbone della peste, affiorato alla gamba, gli impedì di proseguire nella sua opera di assistenza ai colpiti dello stesso male e per non essere di peso a nessuno uscì dalla città, portandosi verso le rive del Po, un luogo deserto, per morirvi in solitudine. San Rocco è spesso raffigurato in abiti da pellegrino con un cane che gli sta accanto nell'atto di porgergli un pane.

 La raffigurazione si ispira a questo momento della sua vita, quando, colpito dalla peste e appartatosi in una capanna, sarebbe morto di fame se un cane randagio non gli avesse recato quotidianamente un pane e se dalla terra non fosse sgorgata prodigiosa sorgente a dissetarlo. Da questo rifugio fu prelevato dal patrizio Gottardo Palastrelli, che lo ospitò in una casa propria fino a completa guarigione. Lasciata Piacenza, Rocco si diresse al nord, ma presso il lago Maggiore, ad Angera, fu scambiato per una spia e gettato in prigione a languire per ben cinque anni, finché la morte non lo colse negletto e dimenticato da tutti. Un'altra versione afferma che Rocco sarebbe tornato a morire nella città natale, a Montpellier.

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