Ogni anno, di solito nella prima metà di ottobre, si svolge nel paese di Strangolagalli,
piccolo centro della ciociaria, la
sagra della stesa, organizzata dall'Associazione Culturale "Centro
Storico" di Strangolagalli. Quest'anno (2006), la 12^ edizione, si
svolgerà sabato 14
ottobre. Il giorno
seguente, invece, degustazione della "trippa alla paesana" e il
giorno 13 ottobre a partire dalle ore 18:30 gastronomia. Durante tutte le
serate distribuzione gratuita di dolci e vino locale.
Assolutamente da gustare, la stesa strangolagallese è impastata con farina ,
sale e strutto aiutandosi con l' acqua necessaria a ottenere un impasto
omogeneo e piuttosto consistente. Si manipola la massa per circa 10 minuti,
si suddivide in tanti pezzi grossi come 2 uova per poi stenderli col
mattarello in modo che formino delle sfoglie di spessore di circa 4-5 mm.
per essere cotta in olio bollente. Dopo la cottura, la stesa viene
ripiegata su se stessa sino a formare una mezzaluna e vengono cosi servite, farcendole con prosciutto crudo, con
formaggio, con mortadella, con coppa, con tonno o con broccoletti... senza porre limiti alla fantasia. Molti la gradiscono caldissima e senza alcun ripieno. Per una buona riuscita del piatto,
semplicissimo, è indispensabile adoperare ingredienti di ottima qualità.
Inizialmente la stesa la si trovava unicamente nelle tavole delle famiglie
contadine al posto del pane quando la povertà si faceva maggiormente
sentire, essendo preparata con un tipo di impasto che procurava una maggiore
sensazione di sazietà poi, negli anni, l'evoluzione nella preparazione della
stesa/focaccia ha fatto si che venisse modificata la ricetta originaria in
base alle tradizioni inserendosi nella cucina tradizionale fra i prodotti
gastronomici tipici. La stesa è per definizione un sottile strato di pane
cotto al forno ma con il principe della tavola non ha rapporti di
sudditanza, anzi, storicamente il pane lievitato è più giovane. Le focacce o
stese consumate in tempi remoti erano semplici impasti di acqua e farine
cotti su pietra. Un altro antico sistema di cottura dei cereali si serviva
di rudimentali forni scavati nel terreno e coperti da elementi metallici o
fittili su cui si stendeva la pasta in cottura al rovescio.
Entrambi i metodi, oggi residuali in alcune culture isolate, si sono evoluti
in epoca storica: le pietre sono state sostituite da testi in metallo o in
ceramica ed ecco che troviamo in centro Italia le piadine e le pizze al
testo e nel levante ligure i testaroi ( sottili fogli di pasta cotta in
ciotole sovrapposte sistemate sotto la cenere).
Il forno, che richiede un grado elevato di competenza costruttiva e
complessità sociale, arriva in seconda istanza e in molte zone agropastorali
inevolute non soppianta mai del tutto la cottura per calore diretto.
Un’altra grande “rivoluzione” nella storia del cibo ci consegna infine il
pane e le focacce così come le apprezziamo oggi: la lievitazione. Si mangia
calda oppure fredda ed è buonissima sia da sola sia farcita... da non
disdegnare la farcitura dolce con nutella, miele o marmellata, ma in ogni
caso sempre accompagnata da ottimi e generosi vini. E' un mangiare fragrante
e saporito alla portata di tutti ed essendo un valido sostituto del pane la
stesa può accompagnare qualsiasi tipo di pietanza.
Curiosità: Focaccia era il soprannome di Vanni de' Cancellieri, un
nobile pistoiese di parte bianca, particolarmente acceso e facinoroso,
soprattutto nei confronti della fazione nera della sua stessa famiglia.
Infatti, per vendicare la morte di un membro della famiglia Vergiolesi, cui
apparteneva la sua sposa, Vanni uccise, nel castello di Montemurlo, Detto
de' Cancellieri, appartenente al ramo di parte nera della sua stessa
famiglia.
Questo episodio lo rese colpevole agli occhi di Dante della grave colpa di
tradimento dei congiunti.
FOCACCIA Inf. XXXII, 63
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