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                     Strangolagalli è al centro di un sistema collinare di forme quasi omogenee che si estende verso la valle del fiume Sacco, in continuazione dei monti Ernici, gli ultimi corrugamenti del gruppo del monte Manna (m.1751) e della dorsale che ha i suoi estremi in monte  Pizzodete (m.2037)  e  in  monte Pedicino (m.1734). Gli edifici dell'abitato si dispongono lungo una via centrale che percorre la sommità della collina, e seguendo le curve di livello, come molti centri fortificati, sono visibili i resti di una torre quadrata delle mura. La chiesa principale, dedicata a San Michele Arcangelo fu rimaneggiata nel Settecento e si presenta con unica navata. Nella località di Borgo Santo, un mulino degli inizi del Novecento, oggi in rovina, sfruttava la forza motrice dell'acqua presso laghetto di "Bruu-Sant", in una zona ricca di piccole cascate naturali, formate dal "Rio d'Argento". Le pendici delle colline sono sfruttate per le coltivazioni. Molti degli abitanti tuttavia lavorano negli stabilimenti industriali dei centri vicini. Si sono inoltre sviluppati laboratori artigianali nel campo dell'abbigliamento, della pelletteria e del legno. Strangolagalli è l'unico paese in provincia di Frosinone dotato di un punto sosta, pubblico e gratuito, per i camper.

                    Esiste una leggenda che tramanda un episodio di guerra avvenuto in questa zona e dal quale il paese avrebbe tratto il nome. L'episodio leggendario è molto vago e senza precisi riferimenti cronologici. Tuttavia è certo che, se la leggenda dovesse contenere qualche parte di verità, come talvolta si verifica, il fatto narrato deve collocarsi anteriormente all'anno mille, quando il nome di Strangolagalli appare già nei primi documenti scritti. La leggenda narra che le truppe nemiche avrebbero dovuto attaccare il paese il mattino dopo, proprio all'alba, per raderlo al suolo. La notizia era trapelata agli uomini del posto con un particolare:il canto del gallo era il segnale convenuto per le operazioni. Fu cosi che i coloni, come misura preliminare, decisero che prima di sera tutti i galli dovevano essere strangolati. Il Comune allora nascente ne conservò volentieri un ricordo nel nome. Nello stemma del Comune sembrerebbe esserci un riferimento a questa leggenda: in esso appaiono un gallo ed una volpe separati da una piccola croce. Araldicamente potrebbe essere interpretato: all'astuzia della volpe si contrappone la vigilanza del gallo. Si tramanda anche una credenza popolare secondo cui il paese avrebbe preso il nome da una battaglia combattuta in questi luoghi, in cui i soldati francesi (o Galli) sarebbero stati strangolati, cioè sconfitti ed uccisi dai nemici.

                    Che i Francesi venissero comunemente denominati "Galli" è attestato da fonti storiche e letterarie fino al Rinascimento e oltre. L'unica guerra combattuta in questi luoghi con la partecipazione di soldati francesi, di cui abbiamo sicura notizia, è quella in cui si scontrarono Angioini ed Aragonesi per la successione al trono di Napoli. La guerra si svolse dal 1425 al 1442, ma il nome Strangolagalli si legge già in un documento del 1097. E' certo che i primi documenti che nominano Strangolagalli si riferiscono ad un uso popolare, più che ad una denominazione ufficiale (in un documento del 1112 si legge: in oppido, quod dicitur Strangolagallo vulgo). Se, tuttavia, si volesse attribuire qualche credito a questa tradizione popolare, che fà risalire l'origine del nome ad una sconfitta delle armi francesi, l'unica guerra alla quale occorre far riferimento, in quanto può aver interessato queste zone, è quella combattuta da Carlo Magno contro i Longobardi, che estendevano il loro domino dal nord dell'Italia fino al ducato di Benevento. Carlo Magno scese in Italia nel 774, ma fù nel 787 che si spinse fino a Capua. La mancanza di documenti, comunque, non permette di affermare con certezza tali supposizioni.

                    L'arch. Paolo Campanelli, nel libro "Storia ed evoluzione urbanistica della città fondata da Federico II di Svevia" -rif. a Strangolagalli-, nella ricerca dell'etimologia del nome fà riferimento a diverse fantastiche congetture. <<...La prima ipotesi si basa sul possibile abbinamento del termine celtico "gwald" (palizzata) con l'aggettivo greco "tondo, sferico" che ci consegna l'immagine di un insediamento altomedioevale costituito da una palizzata tonda, una delle tante "stationes" caratteristiche delle popolazioni barbare, le quali eseguivano interventi del genere per gli acquartieramenti, più o meno lunghi, di presidi militari. La rotondità dell'insediamento potrebbe aver colpito l'immaginazione della gente, abituata a vedere le ordinate castramentazioni romane, fino a diventare il nome corrente con il quale veniva indicato. Questa ipotesi ed altre simili non sembrano molto coerenti, considerando l'associazione di un termine celtico con uno greco. Nè riteniamo che si possa sostenere una derivazione, completamente romana, da "Strongyla Galli" che contiene il termine strongyla usato da Tertulliano col significato di busto di una persona o simulacro. In questo caso avremmo un felice riscontro con lo straordinario racconto del Vitagliano, se non sospettassimo l'utilizzazione, da parte dello storico, proprio dell'origine romana del nome per costruire tutta la sua fantasiosa storia. Molto più probabile appare una derivazione completamente celtica, costituita dalla lezione "strong wall" traducibile in fortezza. In questo caso avremmo la descrizione della parete nord dell'attuale sede comunale, cosi come risulta da un disegno eseguito prima delle recenti aggiunte e nel quale appare un tipo di muratura in pietra caratteristico delle costruzioni longobarde...>>.

        Oggi, il territorio del comune, a 18 Km circa di distanza dal capoluogo Frosinone, confina a nord con il comune di M.S.G. Campano, ad est con il comune di Arce, a sud con il comune di Ceprano, ad ovest con il comune di Ripi ed a nord-ovest con il comune di Boville Ernica. Il centro urbano si presenta arroccato su una collina che doveva costituire una difesa naturale alquanto sicura. Il territorio, privo di forti dislivelli, collinoso, con dolci pendii, gode di un clima particolarmente felice. Le nevicate invernali sono considerate eccezionali e tali da raggiungere difficilmente intensità notevoli. In paese, gli abitanti più anziani si dedicano ancora all'agricoltura, molti giovani hanno aperto "laboratori di confezioni", altri lavorano nelle fabbriche della provincia, numerosi sono occupati nel terziario, nel commercio e nell'artigianato, alcuni hanno intrapreso la libera professione. Lo stemma del comune è costituito da uno scudo d'argento, alla volpe al naturale rampante, posta a sinistra, afferrante con entrambe le zampe anteriori il gallo policromo al naturale, rivoltato, posto a destra.

REPERTI ARCHEOLOGICI:
            Il centro storico conserva salottiere, piazzette e vicoletti sui quali si affacciano bellissimi "portali", oltre alla bellissima Chiesa S. Michele Arcangelo, nella quale si potranno ammirare armoniose volte e straordinari affreschi. Se incertezze persistono circa le origini del paese, cosa certa è nel territorio di Strangolagalli la presenza umana in epoca romana. Molti reperti archeologici, testimonianze sicure di insediamenti umani sulle colline del paese, sono andati dispersi nel tempo. Della loro esistenza, tuttavia, abbiamo una chiara testimonianza da G.Marocco in "Monumenti dello Stato Pontificio e relazione topografica di ogni paese", nonché da A.Vitalini in "Ceprano ravvivato nel Lazio".
            I reperti che rimangono oggi nel paese di Strangolagalli sono costituiti da una Lapide muraria all'esterno del campanile della chiesa parrocchiale. Il testo, riquadrato da cornice sporgente, è il seguente: L.DECI. L. L.RUFIONIS / ARBIT. PHILARG/ L. DECI. L. L. PHILAR /// DECIE. L. L. FA///.

            In "Verulanorum historia", il Giovardi scrisse che durante i lavori di restauro della chiesa parrocchiale, eseguiti nel '700, l'arcivescovo Tartagni, dopo aver benedetto la lapide, la fece seppellire ponendola come prima pietra. Tuttavia, per interesse "di un sacerdote pastore amatissimo fu riportata alla luce".
            In località Fontana di Vezzo sono stati estratti alcuni pezzi archeologici di cui il più importante è un blocco calcareo - custodito nella sala consiliare comunale - ornato di fregi dorici. Nel centro storico, abbiamo una epigrafe incisa su masso calcareo che doveva costituire la base di una statua. Lo stato del masso è malridotto e scheggiato, dato la sua collocazione in un luogo all'aperto. Infine la presenza di insediamenti umani nel territorio di Strangolagalli in epoca romana è confermata da altri referti fittili, come un lacrimatoio, un'anfora e vari frammenti.

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Ultimo aggiornamento: 27-02-09